Canto gregoriano tratto dall'Antifonario

 

 

Quando si parla di monachesimo non si può non pensare ai canti gregoriani, che prima del notsro studio noi ragazzi poco conoscevano ed apprezzavamo. Invece ascoltarli,  come in sottofondo, dà un senso di pace e di tranquillità.

Nel 313 d.C., con una legge dell’imperatore Costantino (Editto di Milano), nell’ambito dell’impero romano cessarono le persecuzioni contro i cristiani: così il Cristianesimo entrò a far parte delle religioni dell’Impero romano. Quindi, i cristiani poterono finalmente uscire dalle catacombe, liberi di professare la loro fede, di costruire chiese dove riunirsi e di esprimere il loro sentimento religioso anche mediante le varie forme d’arte (pittura, scultura, musica). L’abitudine di intonare canti in lode del Signore durante le cerimonie religiose esisteva già ai tempi delle catacombe, ma con l’espansione del Cristianesimo, il repertorio dei canti sacri si arricchì molto, però senza uniformità, poiché vi erano differenze notevoli da paese a paese. Fu papa Gregorio I, detto Gregorio Magno, per i suoi meriti, a scegliere ed a riunire i canti sacri in un grande libro, l’ANTIFONARIO e a pretendere che ovunque nell’Occidente, durante le funzioni religiose, fossero eseguite soltanto le melodie scelte dalla chiesa di Roma. Questi canti, chiamati Gregoriani, dal nome di Gregorio, si diffusero in gran parte dell’Europa, e naturalmente in Italia.

 

La notazione dei canti gregoriani

La prima notazione musicale dei canti gregoriani fu quella dei neumi, segni derivati dagli accenti grammaticali. Gli elementi costitutivi dei neumi erano il punctum e la virga, che non esprimevano l’altezza precisa dei suoni, ma soltanto il loro salire e scendere. Questa notazione fu detta chironomica poiché ispirata all’ idea dei cenni della mano che indicavano la direzione della voce verso l’ acuto o verso il grave. Con la notazione chironomica era dunque impossibile indicare con precisione i singoli gradi dell’altezza dei suoni, in quanto mancava una linea di riferimento, tant’è che questo tipo di notazione era definito “in campo aperto”. Tuttavia, fino a quando il disegno melodico dei canti liturgici rimase semplice, l’impiego degli accenti neumatici fu sufficiente, in quanto l’intonazione della melodia era facile e avveniva per lo più a memoria; quando invece i canti si fecero più complessi, allora i neumi non bastarono più e si idearono altri sistemi di scrittura. Già nel IX secolo, comunque la notazione risultava abbastanza sviluppata e avviata a divenire più precisa e “diastematica”, ovvero riferita a una o due linee (rossa per il Fa, gialla per il Do), in modo da fissare con maggiore attendibilità le melodie dei canti raccolti nell’Antifonario.

 

 

Neumi gregoriani

 

 

Notazione gregoriana dell'XI secolo (Milano Biblioteca Ambrosiana)

Tale volume, che una catena d’oro legava all’ altare di San Pietro, andò perduto durante le invasioni barbariche e la copia manoscritta più fedele all’originale viene ritenuta quella dell’Abbazia di San Gallo. L’Antifonario fu infatti ricopiato a mano più volte e in epoche diverse e se ciò, da un lato, ha determinato errori di trascrizione, dall’altro ha permesso che i canti giungessero fino ai nostri giorni. Protagonisti di quest’opera furono quegli efficienti centri di cultura musicale che erano, e tutt’ora sono, i monasteri, le abbazie e i conventi: ricordiamo le abbazie di Cluny in Francia, di San Gallo in Svizzera, di Nonantola e Montecassino in Italia -, custodi di preziosi documenti ricopiati pazientemente a mano dai monaci amanuensi.Ancora oggi in questi monasteri (ma anche in altri) il canto gregoriano continua a vivere grazie allo studio e al desiderio di studiosi e monaci di non far morire questa tradizione musicale, così ricca di melodie e, soprattutto, di significato spirituale.

 

 

 

I caratteri del gregoriano

Il Canto gregoriano esprime i più alti valori della spiritualità umana. Nel suo svolgersi lento, calmo, quasi al di fuori del tempo, esso induce alla contemplazione della grandezza divina ed al distacco dalle cose terrene. Le sue principali caratteristiche si possono così riassumere:

·       viene eseguito “a cappella”, cioè senza accompagnamento degli strumenti (si pensava che il suono degli strumenti non fosse adatto al genere sacro, poiché poteva distrarre le persone). Può essere eseguito da un solista (canto monodico) o da un coro (nel qual caso è sempre omofono, cioè tutte le voci cantano la stessa melodia), oppure può essere eseguito a dialogo fra un solista e il coro (canto responsoriale) o, infine, dal coro diviso in due parti (canto antifonale,);

·       ha ritmo libero e andamento lento. Il ritmo non è marcato e ben scandito, poiché non esiste ancora il concetto di “ritmo misurato”; esso è libero, potremmo dire quasi assente. L’assenza del ritmo è forse l’elemento più caratteristico del canto gregoriano. Tale assenza era dovuta alla convinzione che il ritmo fosse legato alla vita terrena. Pertanto, quando il canto dell’uomo si distaccava dalla materia per elevarsi verso un mondo solo spirituale, ecco che necessariamente esso scompariva;

·       ha il testo in latino, la lingua ufficiale della Chiesa;

·       la melodia procede per intervalli piccoli di tono e di semitono e non vi sono salti tra una nota e l’altra (cantus planus = canto piano);

·       la melodia si sviluppa entro un’estensione limitata

 

 

 

 

Monaci benedettini che intonano un canto gregoriano

 

 

 

 

 

 

La diffusione dei canti gregoriani  fu agevolata soprattutto da un’altra importante riforma, che riguardò la Schola cantorum di Roma, ovvero la scuola che preparava coloro che dovevano cantare in chiesa per accompagnare le funzioni liturgiche. Papa Gregorio Magno stabilì infatti che nella Schola cantorum i cantori studiassero per ben nove anni, imparando a memoria tutte le melodie ascoltate dalla voce del maestro: in questo modo fu assicurata la sopravvivenza di quella straordinaria musica che, in caso contrario, non potendo ancora essere scritta probabilmente sarebbe andata perduta. Per molti secoli il canto liturgico fu riservato a uomini e bambini e rigorosamente vietato alle donne. Nell’Antiphonario originale erano stati raccolti solo i testi dei canti e si ritiene che le parti musicali siano state aggiunte con scrittura neumatica solo in un secondo tempo, cioè alla fine del secolo IX.