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Una pagina miniata della vita di San Benedetto tratta da un codice del XIII secolo
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Come già detto altrove durante il Medioevo furono soprattutto i monaci amanuensi
a
conservare la cultura ed a trascrivere i libri; perciò la parola manoscritto
significa “scritti a mano” e la parola miniato
(da minio l’ossido di piombo di colore rosso-arancione che rappresentava
un elemento fondamentale nella colorazione dei codici) indica, invece, le decorazioni che venivano effettuate sugli antichi
codici, sulle Bibbie, sugli evangeliari, ecc… I
colori principali
delle miniature erano il rosso e l’arancione ricavato dal minio, l’oro,
il blu ricavato macinando i lapislazzuli, il giallo ed il verde, ricavati
macinando elementi naturali come le foglie o le pietre; per le dorature si
usavano lamine d’oro.
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La miniatura
veniva usata: ·
per effettuare dei veri e propri dipinti decorativi che interrompevano
il testo scritto e che rappresentavano l’idea del contenuto della
pagina; ·
nelle grandi lettere iniziali della pagina; ·
al bordo della pagina, a mo’ di cornice. In particolare quest’arte si arricchì molto a partire
dall’VIII secolo quando i miniatori la abbellirono con elementi dell’arte
bizantina. Quest’arte fu presente anche nello scriptorium
di San Vincenzo dove un monaco, di nome Lupo, trascrisse un codice dell’evangeliario
oggi custodito nel Museo Britannico di Londra e che è stato definito dai
critici “pregevole manoscritto per la bellezza e la regolarità dei
caratteri della scrittura”.
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Esempio di miniatura: l'abate Desiderio offre a San Benedetto possedimenti in un codice del 1202
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| Lorenzo Fattore, Luca Iannetta | |