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La giornata del benedettino, rispettando la
regola di San Benedetto,
aveva tempi ben precisi da dedicare alle varie occupazioni; in
particolare era scandita dalla preghiera
collettiva ed individuale recitata ogni 3 ore, quindi per otto volte
al giorno. Durante i pasti uno dei monaci a turno leggeva un testo
Sacro e nelle frequenti occasioni di digiuno i pasti si riducevano
ad uno solo al giorno. Particolare della statua di San Benedetto, situata all'interno del portone abbaziale di San Vincenzo al Volturno Non dimentichiamo il lavoro manuale: il monaco si alzava prima dell’alba per dedicarsi alle sue occupazioni come la coltivazione dei campi, il lavoro in cucina, la pittura sul legno, su stoffa, su vetro, la trascrizione dei libri, ecc… Molto importante è stata proprio quest’ultima attività in quanto a quei tempi non esisteva la stampa per cui solo attraverso l’opera preziosa di questi amanuensi (così si chiamavano i monaci che copiavano i testi) la cultura latina e greca è arrivata fino a noi. Inoltre, intorno ai monasteri incominciarono a raggrupparsi i contadini che seguendo il loro esempio incominciarono a coltivare le terre abbandonate facendo risorgere così dappertutto vigneti, oliveti e frutteti. I monasteri, come successe anche per il nostro di San Vincenzo, ricevettero molte terre in donazione da parte dei signori locali che volevano non solo acquistare meriti in vista dell’aldilà, ma anche protezione da parte degli abati che spesso erano abili e potenti intermediari con i re.
Luca Iannetta
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