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Madre Agnese ci mostra i lavori di rilegatura da lei effettuati nello Scriptorium di San Vincenzo
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Grazie alla presenza di quattro monache benedettine, alcune di loro provenienti dall’Abbazia di Regina Laudis nel Connecticut, oggi nell’Abbazia di San Vincenzo si può respirare quell’aria di pace, di serenità e di spiritualità che sicuramente si assaporava più di milletrecento anni fa. Queste monache hanno realizzato due desideri di rinascita della vita monastica: uno proprio del donatore del monastero all’Abbazia di Montecassino, il duca Enrico Catemario dei Quadri, l’altro del Segretario di Stato del Vaticano Monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI. Questa storia ci ha molto affascinato, perché ci è sembrata proprio guidata dalla mano di Dio e pertanto, a modo nostro vogliamo raccontarla. La vicenda inizia durante la seconda guerra mondiale, esattamente il 27 agosto 1944 quando, dopo lo sbarco americano in Normandia, la Francia fu liberata dai nazisti da parte di soldati americani e fu liberata anche la zona dove sorgeva un’antica Abbazia benedettina esclusivamente femminile, l’abbazia di Notre-Dame di Jouarre. Qui una monaca americana, Benedict Duss, la quale aveva studiato medicina a Parigi nel 1936, ebbe l’ispirazione divina di portare nel paese dei liberatori, poi in fondo il suo paese, gli Stati Uniti d’America, la vita monastica secondo la regola di San Benedetto. Il suo progetto fu realizzato dopo qualche anno di preghiera; infatti, nel 1946, grazie all’aiuto del Nunzio apostolico di Parigi, Mons. Giuseppe Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII ed il segretario di Stato mons. Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI, fu fondato il monastero di Regina Laudis nel Connecticut. Fu proprio papa Paolo VI che, pur dando aiuto e conforto alla madre per la fondazione del monastero in America, si fece promettere che avrebbe pensato di creare un monastero “dell’osservanza primitiva” anche in Italia. Dopo quarantaquattro anni la promessa, anche se il papa Paolo VI era morto, fu realizzata. Era il luglio del 1989 quando l’attuale abate di Montecassino Bernardo D’Onorio, venuto a sapere della presenza della badessa di Regina Laudis in Italia volle incontrarla e farle una proposta: fondare a San Vincenzo una comunità monastica femminile come quella americana. La badessa, monaca di profonda cultura, dedita allo studio dei Padri della Chiesa e della storia medievale, ben conosceva la brillante storia dell’antica Abbazia, nonché tutte le sue disavventure e così commossa ed orgogliosa accettò la proposta che avrebbe realizzato anche la promessa fatta quarant’anni prima al futuro Paolo VI. La data scelta per dar vita al monastero fu quella del 10 ottobre 1989, non a caso, in quanto è anche la data in cui ricorre l’anniversario della distruzione dell’Abbazia di san Vincenzo da parte dei Saraceni (10 ottobre 881) e quindi la festa dei santi Martiri vulturnensi. Le prime due monache, madre Myriam Benedict, madre badessa, e madre Agnes Shaw, arrivarono il 14 maggio 1990. Oggi la comunità è cresciuta; infatti ci sono quattro monache ed ognuna di loro, a parte l’entusiastica ospitalità che hanno in comune, ci ha colpito ed affascinato per un differente aspetto del carattere. Madre Myriam per la dolcezza che infonde nel suo sorriso, madre Anna per il carisma che trasmette nel raccontare, madre Agnese per l’amore che ha verso il suo laboratorio; invece non abbiamo conosciuto madre Filippa, per cui di lei non possiamo aggiungere nulla. Esse portano avanti, nel pieno rispetto della regola benedettina, le attività religiose (canti gregoriani e preghiera) ed attività lavorative (la riorganizzazione dello scriptorium, attraverso un laboratorio per il restauro di libri antichi e la ricostruzione di una biblioteca, un laboratorio di ceramica e di lavori con la cera, nonché la messa a coltura dell’olive, della vita, del frumento e la riattivazione di una stalla). Così le parole del primo abate Paldo sono ancora oggi più che mai vive ed attuali per spiegare il programma della comunità: “Hoc sanctae congregationis monasterium usque ad finem seculi ad lucrandas animas permanebit” e cioè “Questo monastero della Santa Congregazione rimarrà per convertire, arricchire, le anime fino alla fine dei secoli”
Milena Pontarelli
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