Tra i tanti argomenti trattati, quello che ha suscitato in noi maggiore interesse e curiosità è stato proprio questo., perché ci sembrava un argomento, con storie e modi di vivere tanto distanti ed invece abbiamo scoperto,  grazie alle testimonianze dirette delle monache e di padre Alberto che è un mondo per certi aspetti molto vicino al nostro, se solo il nostro operasse nel segno della pace e dell'amore.

LE ORIGINI
La parola monaco deriva dal greco “monos” che significa solitario; quindi il monaco in origine era colui che andava alla ricerca  della perfezione spirituale  e si ritirava in solitudine  a meditare. Le lontane ed oscure origini del monachesimo si possono far risalire ai primi cristiani, che in Oriente,  già nel III secolo d.C., sentirono il fascino di una visione ascetica della fede religiosa, cioè vollero elevare lo spirito distaccandosi dai piaceri del mondo; così alcuni cristiani decisero di vivere lontano dal piacere e dalle passioni del mondo; però fu solo  nel V secolo che si formarono dei piccoli gruppi che diedero origine a comunità di monaci. Le scelte più estreme degli anacoreti, altro nome di origine greca che significa “il ritirato”, erano quelle di vivere non solo da soli, ma nei deserti, fare digiuni e naturalmente pregare. 

IL MONACHESIMO IN OCCIDENTE

Invece, il monachesimo che si sviluppò in Occidente, e che si identificherà con San Benedetto da Norcia  che nel 529 diede vita all’ordine benedettino,  ebbe caratteristiche  diverse: non più asceti, ma monaci impegnati nel concreto. Quindi, i monasteri sorti in Occidente nell’epoca delle devastazioni e desolazioni dovute alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, a causa delle invasioni barbariche, costituirono delle splendide isole felici di cultura ed operosità.

IL RUOLO SOCIALE DEI MONACI

Inoltre, in assenza di un potere  politico forte, capace di fondere le popolazioni in un momento di grande disordine e povertà, l’opera dei monaci fu fondamentale per la rinascita dell’agricoltura e la protezione delle genti. Così, intorno ai monasteri si raggrupparono  i contadini che, spesso per conto dei monaci, coltivarono le terre abbandonate. A questo proposito ci piace ricordare il primo documento scritto in volgare in Italia: il placido capuano, così chiamato perché si trattava di un giuramento, prestato davanti ad un notaio di Capua, riguardante una disputa relativa ad un possedimento di terreni intorno all’Abbazia di Montecassino. Una parte di tale documento così recita: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti” e cioè “Io so che quelle terre, entro quei confini che qui si descrivono, le possedette per trent’anni  il monastero di Montecassino”. Inoltre, i ricchi cittadini, a partire dal V secolo presero l’abitudine di donare  terre ai monasteri, in quanto volevano non solo acquistare meriti in vista dell’aldilà, ma anche protezione da parte degli abati che spesso erano abili e potenti intermediari con i re.  Questi immensi patrimoni fecero sì che le Abbazia diventassero comunità autonome sia da un punto di vista economico che politico.

  

LA  SALVAGUARDIA DELLA CULTURA ANTICA

Oltre a ciò, tra le attività che svolgevano i monaci, senz’altro la più importante  è stata  la trascrizione a mano di antichi libri; i monaci che  si dedicavano a tale  attività venivano chiamati amanuensi e grazie a loro è stato possibile che la cultura latina e greca sia arrivata fino a noi.  

                                                                               Antonio e Luca Casbarro