L'abate Giosuè offre a San Vincenzo, il progetto della nuova chiesa di San Vincenzo maggiore

Secondo quando ci dice l’autore del Chronicon Vulturnense Giosuè era il fratello di Ermengarda, la prima moglie di Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno e diventò abate all’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, dal 792 all’ 817, proprio quando il complesso abbaziale di San Vincenzo era uno dei più importanti d’Europa. Non ci sono conferme storiografiche certe sulle veri origini dell’abate Giosuè, ma sicuramente non doveva essere un uomo qualsiasi, ma era un personaggio molto in vista e vicino alla corte carolingia.

Nel corso di venticinque anni l’abate Giosuè fece miracoli: arricchì il complesso abbaziale con altre tre chiese, nuovi edifici claustrali, appartamenti per ospiti di riguardo, una nuova residenza per l’abate ed un ampio refettorio, dove potevano essere ospitati più di trecento monaci. Anche il giardino fu sistemato rendendolo luogo allettante per i visitatori che nelle calde sere d’estate vi avrebbero trovato refrigerio.

Inoltre, per capire l’importanza artigianale ed economica del complesso abbaziale basti pensare ai resti delle officine riaffiorate con gli scavi: officine per la lavorazione di smalti, vetri, metalli, finiture per la cavalleria, nonché forni, e…: insomma San Vincenzo era diventato un grande complesso che si estendeva su di un aria di circa sei ettari. In più, grazie alla grande personalità di tale abate, San Vincenzo ricevette, soprattutto da parte dell’aristocrazia longobarda-beneventana, molte donazioni di terre nei pressi delle città di Benevento, Caserta, Capua e Salerno.

 

                                                                   Lorenzo Fattore