|
|
|
|
San Vincenzo Nuovo |
Dopo la distruzione dell’Abbazia da parte dei Saraceni, L’Abbazia fu abbandonata, per cui passarono molti anni prima che, nel 916, un gruppo di monaci ritornò a San Vincenzo al Volturno. Grazie all’abate Rambaldo, che nel corso del suo abbaziato si dedicò alla riorganizzazione dell’ area territoriale, richiamando numerose famiglie di coloni e concedendo terre tramite i contratti livellari, l’Abbazia ed il territorio circostante, cominciarono a rivivere. Nel giro di pochi anni, intorno all’anno Mille, l’Abbazia rifiorì e, più tardi, con l’abate Gerardo (1076-1109), cambia sito: fu ricostruita sull’altra riva del fiume Volturno, quella destra. Il nuovo monastero, con il nome di San Vincenzo nuovo, quello che più o meno vediamo oggi, fu consacrato dal papa Pasquale II nel 1115. Circa vent’anni dopo il monaco Giovanni scrisse il Chronicon vulturnense. |
|
Ma
ancora una volta l’Abbazia dovette sopportare i soprusi dei più forti:
nell’XI secolo, una ricca e potente famiglia i Borrello, condizionò tutta
la zona del Molise e parte dell’Abruzzo, per cui molte terre del monastero
furono sottratte ai monaci di San Vincenzo. Anche se tali terreni, attraverso
l’intervento del papa Niccolò II ritornarono ai legittimi proprietari,
San Vincenzo perse per sempre la propria autonomia: da quel momento entrò
a far parte dell’orbita amministrativa e religiosa di Montecassino,
dal cui monastero provennero la maggior parte degli abati di San Vincenzo.
|
Palazzo abbaziale visto dall'alto |
|
Veduta dall'interno del portone del palazzo abbaziale |
Nel 1699
San Vincenzo fu definitivamente unito a Montecassino. Infine, nel 1807 con
le leggi emanate da Gioacchino Murat
del Regno di Napoli, anche i beni di San Vincenzo, dopo essere
stati incamerati dallo Stato, furono
venduti a privati cittadini, ma dopo alterne vicende finirono nelle mani
del duca Enrico Catemario dei Quadri che volle restituire,
nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, il complesso abbaziale
di San Vincenzo a Montecassino, con il desiderio che vi risorgesse di
nuovo un complesso monastico. Ma in quegli anni di guerra, l’abate
Gregorio Diamare non poté riprendere alcun progetto di rinascita, anche
perché come sappiamo la seconda guerra mondiale toccò molto da vicino
Montecassino, fino a distruggerlo quasi completamente il 15 marzo del
1944. L’opera di ricostruzione di San Vincenzo avvenne dopo la
seconda guerra mondiale e terminò nel 1966, sotto l’abate di Montecassino Ildefonso Rea, ma grazie all’amore di don
Angelo Pantoni, monaco cassinese, che viene definito dall’attuale abate
di Montecassino Bernardo d’Onorio, “uno dei più insigni studiosi del
monastero di San Vincenzo”; comunque, in quegli anni nessun monaco vi
abitò. Oggi, invece, il
monastero è ritornato a vivere grazie
alla presenza di un gruppo di suore benedettine del convento
americano di “Regina Laudis”.
|